La distanza che unisce: pratiche fenomenologiche per una pedagogia dell'ubiquità
Parole chiave:
Fenomenologia ermenutica, Apprendimento incarnato R, Relazione di curaAbstract
In un contesto educativo sempre più caratterizzato da configurazioni ubiquitarie di presenza e distanza, questo contributo esplora come l’educazione universitaria nelle relazioni di cura possa diventare un laboratorio per la co-evoluzione di corpo, tecnologia e relazioni. Attraverso un percorso fenomenologico-ermeneutico da remoto, 12 studenti di un'università online hanno partecipato a un'esperienza di gruppo che ha mostrato come la cognizione, lungi dall'essere confinata alla mente individuale, emerga dal tessuto interattivo di esperienze, narrazioni e dispositivi tecnici.
Le testimonianze rivelano un processo trasformativo: la paura iniziale, l'esposizione alla sofferenza altrui e la distanza mediata dallo schermo sono state convertite in opportunità generative di cura. Il gruppo ha preso la forma di un contenitore, capace di accogliere la fragilità e di produrre nuove forme di presenza distribuita. L’esperienza mostra che l’apprendimento, quando radicato nell’embodiment e nella relazione, non è ostacolato dalla distanza, ma trova nella mediazione tecnologica un terreno per intensificare i legami. Emergono implicazioni pedagogiche da una formazione che si sviluppa all'interno della rete uomo-ambiente-tecnologia, mostrando come le dinamiche di gruppo, la risonanza emotiva e la mediazione tecnica generino apprendimento incarnato e relazioni trasformative, aprendo piste di ricerca per una pedagogia estesa capace di abitare la complessità
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