Corpo, educazione e senso dell’esperienza.
Pedagogia critica e formazione incarnata
Parole chiave:
Embodied Education, Esperienza educativa, Etica della formazione, Corpo e apprendimento, Pedagogia criticaAbstract
Si parla molto, oggi, di apprendimento incarnato, di centralità del corpo, di esperienza situata. Eppure, nei contesti educativi, continua spesso a prevalere un’idea della formazione legata soprattutto alla prestazione, alla velocità, alla necessità di rendere ogni processo immediatamente osservabile e valutabile. Anche quando il lessico cambia, certe logiche rimangono sorprendentemente stabili. Già Hartmut Rosa (2019) ha osservato come le società contemporanee tendano progressivamente a trasformare il rapporto con il mondo in disponibilità, accelerazione e adattamento, con ricadute inevitabili anche sul piano educativo.
Da qui nasce la riflessione proposta in questo contributo. L’interesse non riguarda tanto il corpo come “strumento” dell’apprendimento, quanto ciò che l’esperienza educativa produce nei soggetti quando coinvolge relazione, esposizione, memoria, fragilità. Aspetti che difficilmente possono essere tradotti soltanto in termini di efficacia o competenza. In questo senso, alcune riflessioni di Richard Sennett (2012) mantengono ancora oggi una particolare attualità: non tutta l’esperienza produce automaticamente formazione, soprattutto quando vengono meno ascolto, cooperazione e costruzione condivisa del significato.
Nel dibattito sull’Embodied Education, infatti, il rischio di una lettura puramente funzionale è tutt’altro che marginale. In alcuni casi, il riferimento all’esperienza corporea sembra finire dentro lo stesso paradigma tecnico che inizialmente avrebbe dovuto mettere in discussione. È su questa tensione che il lavoro prova a soffermarsi, muovendosi tra pedagogia critica e filosofia dell’educazione. Sullo sfondo rimangono anche alcune riflessioni di Judith Butler (2004), per la quale vulnerabilità ed esposizione rappresentano dimensioni costitutive dell’esperienza umana e relazionale.
Più che proporre risposte definitive, il contributo intende riaprire alcune domande sul significato della formazione in una fase storica in cui l’esperienza umana appare sempre più compressa entro logiche di adattamento e performance. Forse è proprio qui che il tema dell’embodiment continua a mantenere una forza pedagogica ancora non del tutto esaurita.
Riferimenti bibliografici
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